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Premio Letterario Rotary L.A. Muratori
VI Edizione

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2019
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

La giuria ha selezionato le opere di 17 finalisti che saranno pubblicate in antologia.

Il Vincitore sarà proclamato dal Presidente della Giuria: Beppe Cottafavi, nel corso della Premiazione in Modena,

Il giorno 19 Maggio 2018
in concomitanza con la Notte bianca Modenese “Nessun dorma! “.

presso la sala dei passi perduti nella sede del Comune di Modena – Municipio, Piazza Grande, 15, 41100 Modena MO
alle ore 17:00

I premiati saranno pubblicati dalla casa Editrice on-line Il Dondolo, Diretta da Beppe Cottafavi.

Ai finalisti sarà consegnata copia del libro antologia contenente tutti i racconti dei finalisti.

Risultati

Vincitore:
“Rukelie” di Peppe Millanta

2° “L’intervallo del Diavolo di Allegra Iafrate
3° “Halal” di Adil Bellafquih
4° “Tigri ALbine” di Silvia Caramellino

su un totale di 298 partecipanti


Racconti Finalisti:
Le motivazioni della Giuria

912 giorni e più di Francesca Aliperta:
L’autrice ci consegna una riflessione sul tema dibattutissimo dei migranti, allontanandosi dai consueti canoni delle morti per annegamento e delle violenze fisiche. Senza dimenticare questi aspetti, riesce a distillarli nei pensieri del giovane la cui missione è quella di accudire il fratello minore, durante un normale viaggio in treno che si tinge dei lugubri aspetti dell’eterno peregrinare in cerca di un posto sicuro. La luce con cui l’autrice illumina la scena è però quella di un raro momento di contatto umano, assolutamente banale e per nulla enfatico, che, brillando come una pietra preziosa, ci fa intendere quanto fitto sia il buio che circonda il protagonista.

Halal di Adil Bellafqih:
Racconto potente e ben congegnato, dove il pathos del tema trattato viene esaltato dalla narrazione in prima persona, ma che, per lo stesso motivo, subisce una metamorfosi dissacrante, che ne sdrammatizza gli aspetti più sordidi e misteriosi. L’immedesimarsi dell’autore nell’animo di un attentatore suicida permette al lettore di sondare dall’interno una delle possibili personalità che solitamente siamo portati a giudicare da distanze siderali. Un tema coraggioso, affrontato in modo inusuale, con risultati decisamente positivi.

Che Rumore Fanno Le Onde Del Mare? di Federica Cappiello:
Racconto poetico, che non rinuncia però a trattare con crudo realismo i peggiori aspetti di una vicenda di cui purtroppo abbiamo dovuto esplorare tante volte ogni tragico aspetto. Proprio nel non cadere nell’ipocrisia del moralismo o del “già sentito” sta l’abilità dell’autrice, che sceglie la visione incantata di una bambina per raccontare con disincanto la perdita di vite umane, compresa quella della protagonista. Nella fiducia verso il futuro, nell’amore per quel mare che sarà causa senza colpa della sua morte, la piccola protagonista ci consegna un monito illuminato di speranza, rappresentata dai suoi colori, muti testimoni del suo breve passaggio su questa terra.

Tigri Albine di Silvia Caramellino:
Narrazione ben costruita e attenta alla delicata tematica dell’abbandono. La psicologia dei protagonisti riesce a emergere grazie alle personalità tratteggiate in pochi tratti con grande efficacia.
La veridicità delle situazioni e dell’ambientazione rende reale il mondo in cui la vicenda si snoda, rimanendo credibile fino al finale, dove l’autrice spinge sull’acceleratore narrativo, confezionando un epilogo che potrebbe sconfinare sopra le righe, ma che mantiene coerenza grazie all’espediente di svelare l’incredibile verità al lettore, ma non agli stessi protagonisti.

Vetri Di Luce di Martina Dei Cas:
Buona storia, in cui l’autrice, nonostante il limitato spazio narrativo di un racconto breve, crea una trama articolata, ricca di vicende e personaggi accuratamente caratterizzati.
Oltre all’aspetto umano che ci fa riflettere sui risvolti morali della vicenda, non rinuncia all’azione, riservando per il finale una sceneggiatura avventurosa, ma perfettamente credibile.
La continua alternanza tra elementi tipici della modernità occidentale e dell’arcaicità contadina africana, tiene il lettore sospeso tra due mondi, che continuamente si compenetrano come avviene ogni giorno nella realtà.

La Cosa Piu’ Grossa di Andrea Donaera:
L’unico, lunghissimo periodo che racchiude tutta la narrazione, rappresenta senz’altro la caratteristica principale di questo originale racconto che cattura e stupisce il lettore attento. Se l’uso particolare, o meglio, la mancanza di segni d’interpunzione, non rappresenta una novità assoluta (dai poeti ermetici a Joice gli esempi sono molteplici) è pur vero che l’uso di questa tecnica va padroneggiata. Se nell’Ulisse di Joice veniva definito “flusso di coscienza” e simboleggiava il groviglio di pensieri del protagonista, qui lo si ritrova perfettamente calzante per il flusso straripante del lessico dell’adolescente narrante che, tra incisi, intercalari e divagazioni ci racconta, in un linguaggio degno di un interminabile SMS, la sua “cosa più grossa”.

I Gelsomini Del Punjab di Samantha Falciatori:
Racconto che, nonostante la crudezza degli eventi, ci affascina per la capacità dell’autrice di introdurci in usi, costumi, leggi (più o meno ortodosse) di un mondo a noi culturalmente lontano. Quella rassegnazione e sottomissione alla forza e alla tradizione, in forme di cui abbiamo perso memoria, magari per sostituirle con altre più sottili, ma forse altrettanto subdole. Tutto questo ci tiene a distanza, come dietro un vetro che ci rende “altro” e ci fa perfino stupire che possa trattarsi di cronaca vera. Quel vetro sarà infranto dalle protagoniste della vicenda, di cui la narratrice ci rende conto fino ai giorni nostri.

Danza A Otto di Andrea Ghidoni:
Testo decisamente inusuale per tematica e ambientazione, che fa proprio di queste caratteristiche la leva con cui forzare l’interesse del lettore, incuriosendolo fin dalle prime righe e catturando l’interesse per l’incedere della vicenda. La forza evocativa della narrazione, di per sé precisa e circostanziata, ci proietta su quell’inusuale campo di battaglia e rende quasi consequenziale un epilogo decisamente fuori dagli schemi. Un racconto che colpisce e rimane impresso, lasciando al lettore quel raro retrogusto nostalgico tipico di ogni narrazione di valore.

L’intervallo Del Diavolo di Allegra Iafrate:
Sicuramente apprezzabile la scelta di affrontare il genere “giallo” nell’inusuale contesto di un racconto breve. Laddove l’impossibilità di seminare prove e sospetti lungo il corso una vicenda di più ampio respiro limita le possibilità di sviluppo narrativo, la bravura dell’autrice ci consegna un cast di protagonisti ben delineato ed essenziale, dove nulla è superfluo. Nemmeno le disgressioni musicali o le illazioni sulle leggende legate al particolare brano eseguito dalla vittima sono fine a sé stesse, diventando a loro volta tracce e moventi, parti integranti dell’impianto narrativo.

Attesa. Musica. Moto di Guido Landini:
L’incedere di questo racconto è forse più vicino al ritmo di una composizione musicale (magari quella suggerito dal titolo) che alla prosa di uno scrittore. I termini utilizzati, a volte desueti, a volte futuribili, ma sempre comunque pertinenti alla narrazione, intessono una melodia cacofonica dal vago sapore futurista. Eppure la narrazione è presente ed emerge a tratti tra i riflussi delle ondate descrittive quel tanto da permetterci di non perderla mai di vista, riuscendo a farsi seguire dalla nostra attenzione, attratta da mille accenni curiosi, fino a farci trovare pronti e presenti per il lieto fine, degna chiusura, che ci lascia stupiti e sorridenti.

Il Paravento Dipinto di Serena Lavezzi:
Ciò che maggiormente impreziosisce questo racconto e da cui non si può prescindere nel giudicarlo, è sicuramente l’ambientazione. Ma non intesa come mera collocazione geografica della vicenda, né come descrizione di usi e costumi della cultura giapponese, prima protagonista della narrazione. Nella prosa dell’autrice tutto risulta intriso di quella tensione erotica che solo la letteratura giapponese è in grado di trasmettere. E non solo grazie ai riferimenti al kinbaku e alle sue attuali connotazioni sessuali, ma in quanto ogni atto compiuto dai protagonisti, anche il più consueto e innocente, tende verso un inevitabile epilogo che l’autrice ha il gusto sopraffino di prospettarci, ma non svelarci apertamente.

Con Le Unghie E Con I Denti di Rolando Leotta:
Racconto dall’impianto sicuramente tratto da quella narrativa americana attenta al cinema, che ha fatto del classico romanzo “on the road” un caleidoscopio attraverso cui scrutare l’animo umano, impegnato in un viaggio reale che riflette quello in atto nella sua interiorità. Impianto non certo facile da utilizzare per un racconto breve, necessitando di spazio fisico (pagine) per portare alla luce le sfaccettature delle varie personalità. L’autore sceglie giustamente uno sguardo d’insieme, caratterizzando il gruppo, più dei singoli personaggi e facendolo muovere come un unico organismo, impegnato a non perdere i vari pezzi, inevitabilmente spinti lontano dalla forza centrifuga della vita e delle sue vicissitudini. La bravura nell’individuare il giusto collante rappresenta il lato migliore di questo racconto.

Binario 10 di Marta Monacelli:
Perfetto esempio di magistrale sviluppo di un racconto breve. La trattazione di un piccolo fatto privato, fitto di ricordi e distorto dal tempo, come può essere un amore adolescenziale mai elaborato e rievocato da adulti, viene sviscerato e analizzato come sotto la lente di un analista.
Il luogo fisico rammentato nel titolo sarà anche il terminale della vicenda sentimentale, rivivendo quel distacco che diventa catarsi e nuovo inizio, lasciando finalmente libero il fantasma di quella ragazzina che potrà raggiungere la donna adulta che è diventata. La narrazione è bilanciata, curata e senza inutili disgressioni, come si richiede al racconto.

Rukelie di Peppe Millanta:
Il racconto, magistralmente scritto e costruito, riesce a trovare la giusta visione laterale per affrontare un tema usuale come quello dei campi di sterminio. Non rinuncia al suo carico di denuncia morale percorrendo la strada meno battuta della persecuzione del popolo sinti, utilizzando un protagonista anch’esso fuori dagli schemi del classico deportato.
Lo stile asciutto, estremamente efficace, basato su periodi brevi e taglienti, ricorda appunto l’agire del pugile protagonista, la cui fama raggiunta sul ring non basterà a salvargli la vita.

Fedi E Fedine di Donato Ruggiero:
L’abilità nella creazione, in uno spazio ristretto come quello del racconto breve, di un cast quasi cinematografico, che si muove nello scenario credibile delle borgate romane, è forse la caratteristica più azzeccata di questa gustosa narrazione. Il volto umano della malavita casereccia, il gusto per il romanzo d’azione, senza alcuna esagerazione o caduta di stile, sono i canoni classici con cui l’autore costruisce la vicenda, concedendosi un simpatico colpo di scena che regala al lettore un degno finale, perfettamente in linea col resto.

Filantropia di Fabrizio Sani:
Racconto caustico e graffiante, capace di spiazzare e fare avvertire tutto il disagio che il protagonista comunica con il suo raccontare sincopato, intriso di lucida frenesia. Socialmente e politicamente scorretta, la trama non tarda a intrigare il lettore, inducendolo a indovinare dove l’autore voglia andare a parare. Il finale, disarmante quanto l’intero testo, riflette il “non senso” di certi epiloghi di Carver, in cui il dubbio di aver correttamente interpretato la narrazione è parte integrante del piacere della lettura.

Bellezza Bianca di Lucia Zoffoli:
In questo racconto, narrato con maestria in modo apparentemente semplice, l’autrice ci conduce in un dedalo di sfumate sensazioni, digradanti dall’ammirazione del fanciullo per la figura materna, passando dalla sua elaborazione come elemento fisico di carica erotica, fino alla mitizzazione di modello sognato e irraggiungibile. Questo gioco di trasparenze e sovrapposizioni viene orchestrato con naturalezza, inducendo il lettore a introitarlo a sua volta e sfociando nella naturale scoperta della perfetta incarnazione dell’ideale amante/madre. Un tema vecchio come il mondo risolto con bravura disarmante.

Risultati di tutte le edizioni del concorso:
Premio Letterario Rotary L.A. Muratori VII Edizione
Premio Letterario Rotary L.A. Muratori VII Edizione
Premio Letterario Rotary L.A. Muratori VI Edizione
Premio Rotary L.A. Muratori per la narrativa under 35 II Edizione
Premio letterario LA Muratori per la narrativa under 35 II Edizione
 
 
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